La Chiesa Oratorio di Santa Maria Annunziata ( l’Annunziatina )

Tra gli innumerevoli gioielli di Roma, l’Oratorio di Santa Maria Annunziata, nel Rione Borgo, occupa un posto di prim’ordine. La Chiesa, meglio conosciuta dai borghigiani come “La Nunziatina”, ha origini lontane e la sua storia è legata al vicino ospedale Santo Spirito, che fu voluto da Papa Innocenzo III nel 1198. L’Oratorio fu fondato il 22 gennaio del 1688 al fine di ospitare la sede dell’Arciconfraternita di Santo Spirito in Sassia ed i locali vennero ricavati all’interno del nosocomio.

A Guido di Montpellier Innocenzo III affidò la casa ospedaliera di Santo Spirito (l’attuale ospedale) con bolla del 19 giugno del 1204.

Questa struttura era sorta a fianco della Chiesa di Santa Maria in Sassia, l’odierna Santo Spirito in Sassia, la denominazione “in Sassia” deriva dai Sassoni, popolazioni – insieme agli Angli – della Britannia, i quali erano soliti visitare Roma in pellegrinaggio per pregare sulla tomba di San Pietro. E proprio vicino a San Pietro trovavano accoglienza presso la Schola Saxonum un ospizio voluto, già nel 725, da Ine re del Wessex. Dunque i Sassoni dimoravano ad un passo dalla basilica di San Pietro e frequentavano la chiesa, appunto, di Santa Maria in Sassia, fondata sempre da Ine. Torniamo all’ospedale. Vi operava la descritta Confraternita di Santo Spirito che con il tempo assunse sempre più importanza fino a che, con bolla del 19 marzo 1607, Papa Paolo V (pontefice dal 1605 al 1621) la elevò al rango di Arciconfraternita, su istanza di Monsignore conte D’Ottavio D’Este Tassone allora Commendatore dell’Ospedale Santo Spirito e del reverendo Melchiorre della Valle, priore del nosocomio. I confratelli, tra i quali ricordiamo San Filippo Neri, San Camillo De Lellis, numerosi Papi, cardinali e sovrani d’Inghilterra, di Francia, di Spagna, d’Ungheria (solo per citare alcuni tra i più prestigiosi personaggi che nel tempo l’Arciconfraternita accolse) ebbero per un certo periodo anche l’amministrazione dell’ospedale e godevano della prerogativa di far liberare due carcerati all’anno. A tal proposito, il capitolo XXIII del testo “Costituzioni e capitoli della Venerabile Arciconfraternita di Santo Spirito in Sassia di Roma”, del 1885, porta il titolo “Della condonazione e liberazione dei prigionieri” e vi si legge: “Due prigionieri fra l’anno libera la nostra Arciconfraternita, l’uno è per la seconda festa delle Pentecoste, e l’altro per la domenica più prossima a S. Antonio, giorni nei quali detta Arciconfraternita esce solennemente con le zitelle e putti di Santo Spirito. Dovranno però i Guardiani procurare d’ottenere da N.S. o della sacra Consulta, ovvero da Monsignor illustrissimo Governatore di Roma per ciascuna delle dette feste, la condonazione di un prigioniero, dal quale procureranno ancora dette feste ordineranno che la medesima Compagnia processionalmente vada a levare di aver qualche elemosina per sovvenimento dello stato di Compagnia. E la vigilia di detto prigioniere dalle carceri dove questi sarà consegnato facendo essi Guardiani la ricevuta ai custodi delle dette carceri, e vestito detto prigioniere della veste della Compagnia, lo condurranno alla porta della strada di esse carceri, dove il prigioniere genuflesso bacierà piedi al santissimo crocefisso, e poi si metterà dai Guardiani la solita ghirlanda in testa detto prigioniere, il quale accompagnato processionalmente, si condurrà al nostro Oratorio, e la mattina seguente si condurrà in processione con la casa di Santo Spirito”.

Tornando ai confratelli, se da un lato questi offrivano la loro assistenza senza alcuna retribuzione, dall’altro dovevano contribuire economicamente a favore dell’Arciconfraternita con un’offerta annuale (i meno abbienti erano iscritti senza obbligo di contribuzione). A questa forma di sostegno economico, che veniva utilizzata per la cura dei degenti dell’ospedale, si aggiunsero nel tempo anche numerosi lasciti ereditari.

S.Lorenzino in Piscibus

S. Lorenzo in Piscibus su piazza Rusticucci, distrutta dallo sventramento di via della Conciliazione; Foto su concessione della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, Capo di Bove, Archivio Cederna. Scatola F.018 Borghi, Piazza Rusticucci.

Per riallacciarci all’Oratorio di Santa Maria Annunziata, diremo subito che il primo luogo di culto della Confraternita di Santo Spirito fu, probabilmente, la Chiesa di Santa Maria in Sassia; in seguito, verso il XVI secolo, durante il pontificato di Leone X (pontefice dal 1513 al 1521), i confratelli si spostarono a San Lorenzino in Piscibus (la tradizione popolare fa derivare tale denominazione dal fatto che nelle vicinanze vi si trovava un mercato del pesce). Questa piccola chiesa, fondata nel XII secolo, oggi è poco visibile perché grottescamente inscatolata in una intercapedine di uno dei propilei di via della Conciliazione, schiacciata dagli edifici moderni di piazza Pio XII, mostra la sua abside tutta rifatta in Borgo S.Spirito, al numero 10 di Via Padre Pancrazio Pfeiffer.
La confraternita lasciò i locali di San Lorenzino nel 1659 e si trasferì in un piccolo oratorio sito dove sarebbe sorto il nuovo braccio dell’Ospedale Santo Spirito.
La nuova sistemazione – siamo nel 1688 – fra le mura del Santo Spirito si rese possibile grazie all’interessamento del Cardinale Casimiro Denoff, Commendatore dell’ospedale, il quale concesse delle stanze della corsia Sistina, ed al sostegno del canonico Vincenzo Guerrieri di Ripatransone, all’epoca Guardiano dell’Arciconfraternita.

Il progetto fu eseguito dall’architetto dell’ospedale Carlo Buratti, il quale si avvalse di strutture già esistenti costituite da un’aula rettangolare provvista di finestre che affacciavano sia dalla parte del Tevere che su Borgo Santo Spirito. L’interno fu corredato da un altare sovrastato da un quadro rappresentante l’Annunciazione (da cui il nome di Oratorio di Santa Maria Annunziata) del pittore Angelo Massarotti (1645-1723); sulle pareti vennero inserite altre quattro tele del Massarotti e cioè La nascita di Cristo, la deposizione di Cristo, La nascita e la morte della Vergine. La volta, infine, venne affrescata da Benedetto Morra.

Nel 1741 avvenne un restauro dell’ Oratorio ad opera di Domenico Gregorini; in conseguenza di questi lavori si realizzarono la sacrestia ed un alloggio per il cappellano.

Arriviamo al 1742. Quest’anno segnò un passaggio traumatico per la struttura: infatti il 23 maggio Benedetto XIV (pontefice dal 1740 al 1758) si trovò costretto a decretarne la demolizione per fare posto alla costruzione di una nuova corsia dell’ospedale Santo Spirito, progettata da Ferdinando Fuga (1699-1781). In verità, un primo studio aveva previsto il mantenimento del piccolo Oratorio, ma la definitiva versione lo escluse.
L’Arciconfraternita ottenne, a titolo di indennizzo per la perdita dell’Oratorio, la concessione di un’ area di fronte alla nuova corsia dell’ospedale, la possibilità di riutilizzare i materiali pregiati dell’edificio demolito e una somma di 400 scudi da investire per la ricostruzione dell’Oratorio.
Con tale cifra l’Arciconfraternita acquistò anche, il 12 agosto 1744, delle case di proprietà dell’ospedale ai fine di affittarle: questa operazione si rilevò di grande importanza per l’istituzione perché garantì nel tempo una rendita.

Siamo così giunti alla ricostruzione dell’Oratorio che venne affidata all’architetto Pietro Passalacqua (1690 – 1748) con istrumento del 28 agosto 1744. Il Passalacqua ripropose lo schema già adottato in S.Croce in Gerusalemme: una facciata ondulata “a paravento”.
Il 10 settembre dello stesso anno si demolirono degli edifici ed il 12 ottobre il cardinale Antonio Saverio Gentili pose solennemente la prima pietra: era presente Mons. Antonio Pallavicini, un personaggio di  spicco  in  quanto Commendatore di  Santo Spirito e Primicerio dell’Arciconfraternita.

Il 16 ottobre del 1745 il prospetto era completato. Nella facciata, poco più di un mese dopo, precisamente il 27 novembre, fu apposto, nel mezzo del timpano, lo stemma di Benedetto XIV, opera dello scultore Giovanni Moneti e sopra il portale veniva inserito un bassorilievo di Andrea Bergondi raffigurante l’Annunciazione. Entrambi vennero poi rimossi e perduti si crede durante la Repubblica Romana (1849). L’interno, un’aula rettangolare di 15,50 metri per 8,50 metri, venne concluso nel maggio del 1746. Qui si trasferirono i dipinti del Massarotti, con i quali era stata ornata la precedente sede dell’Oratorio e sulla volta venne dipinto il Trionfo dello Spirito Santo, di autore rimasto ignoto. Si resero inoltre disponibili alcuni locali sotterranei.

Antica SS. Annunziata in Borgo

Facciata dell’antica SS. Annunziata in Borgo S.Spirito

I lavori terminarono nel giugno del 1746 e con una solenne cerimonia l’Oratorio venne benedetto e vi si celebrò la prima Messa. Restavano solo da ultimare i locali di un appartamento ricavato sopra la Chiesa che venne reso abitabile nel dicembre del 1747. Nella nuova sede l’Arciconfraternita di Santo Spirito continuò a svolgere la propria opera in favore dei bisognosi, ma i lavori avevano gravato in modo considerevole sui fondi dell’Istituzione che si era vista costretta a contrarre forti debiti. A liberarla da tali pesi contribuì Papa Pio VI (pontefice dal 1775 al 1799) il quale nel 1790 concesse un prestito di migliaia di scudi, che depositò sul Banco di Santo Spirito: tale nobile gesto fu ricordato dai confratelli con un’iscrizione su di una lapide marmorea che si conserva ancora oggi nel corridoio della sacrestia.

Ma in altri problemi economici doveva incorrere l’Arciconfraternita quando un secolo dopo, precisamente il 17 luglio 1890, lo Stato italiano approvò la legge sulle Opere Pie con la quale incamerava i beni di tali istituzioni. La legge in questione, “Legge sulle istituzioni pubbliche di beneficenza” così recitava all’articolo 1: “Sono istituzioni di beneficenza soggette alla presente legge le opere pie ed ogni altro ente morale che abbia in tutto od in parte per fine: a) di prestare assistenza ai poveri, tanto in istato di sanità quanto di malattia, b) di procurare l’educazione, l’istruzione, l’avviamento a qualche professione, arte o mestiere, od in qualsiasi altro modo il miglioramento morale ed economico”.

In conseguenza della nuova disposizione normativa i beni delle Opere Pie venivano assorbite dallo Stato italiano ed all’Arciconfraternita rimase la disponibilità della Chiesa. Ciononostante, l’Arciconfraternita continuò a svolgere le attività religiose e caritative grazie anche ai contributi che mensilmente i confratelli decisero di versare ed ai sussidi di Papa Leone XIII (Pontefice dal 1878 al 1903).

Arriviamo così a tempi più recenti e precisamente al 1925. In quell’anno si ebbero per l’oratorio dei restauri resisi necessari per il rischio di cedimento di alcune strutture. Questa evenienza aveva costretto i confratelli, pochi anni prima, alla chiusura dell’Oratorio, ma dopo i lavori di consolidamento, con un triduo solenne di ringraziamento tenutosi nei giorni 20, 21 e 22 febbraio del 1925, l’edificio venne riaperto al culto.

L’Osservatore Romano dette notizia di questo il 22 febbraio 1925 con un articolo dal titolo: “Riapertura al culto della Chiesa della SS. Annunziata in Borgo Santo Spirito”. L’articolo così inizio: “Restaurata soltanto internamente, in attesa di raccogliere i mezzi per il restauro esterno, si riapre al culto la Chiesa della SS. Annunziata in Borgo Santo Spirito”. L’articolo termina, poi, annunciando alcuni appuntamenti per i fedeli: “Da venerdì, 20, è cominciato un triduo di ringraziamento. Domani, domenica, le funzioni si svolgeranno col seguente orario: nella mattina Messe lette; ore 8 Comunione generale; ore 9,30 Uffizio della Beata Vergine; ore 10,45 Messa solenne; ore 4,30 Vespro della Beata Vergine, Rosario, Panegirico, Te Deum, Benedizione solenne impartita da un Rev. Vescovo. Domenica 8 marzo ore 10: solenne funerale in suffragio di tutti i nostri fratelli e sorelle defunti. Ripristinando un’antica consuetudine, per comodità dei visitatori del vicino Ospedale Santo Spirito, tutte le domeniche feste di precetto, nella nostra Chiesa, si celebrerà una Messa alle ore 10,30”.

La cappella fu da allora in attività sino al 25 febbraio del 1940, quando vi si officiò l’ultima funzione prima della demolizione avvenuta in seguito al riassetto di parte del rione Borgo. Stessa sorte, com’è ben noto, toccò alla così detta “Spina dei Borghi”, un’intera fila palazzi, per far posto all’attuale via della Conciliazione. Con l’apertura di Via della Conciliazione, per la quale già dal ‘600 si rincorrevano i progetti, sparirono Borgo Nuovo, Borgo Vecchio (quest’ultimo alle spalle della Nunziatina) e la piazza Scossacavalli, al centro della quale era la fontana di Carlo Maderno trasferita, nel 1959, di fronte a Sant’Andrea Della Valle, dove tutt’oggi si trova.
L’Oratorio venne ricostruito sei anni dopo, inglobato in un edificio di Piacentini e Spaccarelli.

Arriviamo all’Anno Santo del 1950 (indetto da Pio Xll il 26 maggio 1949 con la bolla “lubilaeum maximum”) quando venne inaugurato nuovamente l’Oratorio di Santa Maria Annunziata dopo la sua ricostruzione.
Differente, rispetto a quella demolita, è la collocazione ambientale in cui la Chiesa si è venuta a trovare, a causa dei dislivelli stradali creatisi e della vegetazione dell’aiuola posta di fronte all’edificio sacro per cui questo risulta poco visibile all’occhio dei turisti e degli stessi romani. In pochi, infatti, si accorgono dell’Oratorio sia che percorrano Ponte Vittorio, sia che transitino sul tratto del Lungotevere prospiciente.

Per l’esterno vennero riutilizzati i materiali della precedente facciata che erano stati conservati e catalogati ed infatti si ripropone, sostanzialmente, il prospetto del Passalacqua.
Questo, come oggi lo si può ammirare, rispecchia le forme settecentesche: si presenta diviso in tre parti ed in quella centrale, delimitata dalle colonne, è il bel portale sormontato da un finestrone ovale, nel quale, se lo si osserva dall’interno, in controluce, vi si ammira un’immagine della Madonna di Lourdes, lì collocata nel 1958.

Odierna SS.Annunziata

Facciata dell’odierna SS.Annunziata

La parte più alta della facciata si conclude con un attico coronato da un particolare timpano a cuspide, dietro il quale sono poste due campane, una sopra l’altra. Se si osserva da vicino quella in basso, la più grande, vi si leggono le seguenti iscrizioni: “Ab angelo nunciatam – virgo – te virginem matrem saluto – AD MCMXXXIV – Deo in hon. annunciationis B. Mariae virginis”. Sempre sulla campana in basso figurano la Madonna con un angelo (sembra rappresenti L’Annunciazione), il Cristo di profilo e lo stemma dell’Ordine di Santo Spirito. Le altre due parti della facciata sono quelle laterali dove si collocano gli altri due ingressi (quello a destra conduce alla sacrestia ed ai piani superiori mentre quello di sinistra è solo ornamentale) sormontati da finestre.

Dell’interno si occupò l’Ing. Danilo Delle Monache. E’ sempre rettangolare; la volta è affrescata con il Trionfo della Croce di Angelo Urbani del Fabbretto. Nelle pareti sopra la cornice sono presenti sei finestre ad edicola decorate con stucchi. Sotto la cornice le pareti si presentano scandite da coretti rococò con decorazioni in stucco realizzati dalla ditta Fratelli Bucci; la cornice si interrompe in corrispondenza dell’abside che è fiancheggiato da due colonne corinzie.

Il pavimento è decorato con marmi policromi: al centro vi è riprodotto lo stemma dell’Ordine Ospedaliero di Santo Spirito.

Sull’altare maggiore si trova l’Annunciazione del Massarotti con ai lati due angeli reggicandelabri su mensole; altri due angeli, sopra il timpano, opera di Pio Eroli, reggono un serto di rose al cui centro vi è la raggiera con il monogramma della Vergine. Ai lati dell’altare sono poste due targhe. In quella di sinistra si legge: “La Santità di Nostro Signore Papa Pio VII con suo speciale breve sotto il dì 18 marzo 1806, si è degnata privilegiare il presente altare di Maria Vergine detta della Salute tantoché chiunque sacerdote celebrerà in esso la Messa libererà un’anima del purgatorio. In tempo dell’E.mo Card. Francesco Trajetti Carata visitatore apostolico canonico Filippo Amici Guardiano. Con rescritto di Sua Santità Papa Pio IX il giorno sei maggio 1873 i privilegi ed indulgenze dei due brevi di Papa Pio VII furono trasportati in quest’altare”. Sull’altra targa, posta alla destra della tela del Massarotti, è scritto: “La Santità di Nostro Signore Papa Pio VII felicemente regnante concesse indulgenza di sette anni e altrettante quarantene a tutti i fedeli cristiani confessati e comunicati visitando il presente altare nei giorni della solennità della Madonna e particolarmente concesse indulgenza plenaria nel giorno dell’Assunta con la conferma del E.mo Card. Vicario. E fu concessa la presente nel giorno 29 luglio 1802 in tempo di Mons. Commendatore Gio. Castiglioni e Guardiano il canonico Filippo Amici”.

Sopra il timpano, entro la cornice ovale e circondata da puttini alati, vi è la croce binata dell’Ordine ospedaliero, decorata con due traverse significanti la vita attiva e quella contemplativa, e la carità verso Dio ed il prossimo; le estremità della croce formano dodici punte, tante quanti gli Apostoli.

Le pitture a finto marmo sull’altare sono dei confratelli Giulio Sordoni e Giulio Oddi. Se poi ci si volta nella direzione dell’ingresso, si scorge sopra di questo una lapide marmorea che ricorda la ricostruzione del 1746 effettuata dal Passalacqua.

Sulla parete destra dell’Oratorio si trovano “La deposizione di Cristo” e “La morte di Maria”; sulla parete sinistra “La nascita di Maria” e “La nascita di Gesù”, tutte opere, come già ricordato, del Massarotti ed in una nicchia accanto all’altare si può ammirare il dipinto cinquecentesco della “Madonna della Salute”, che faceva parte di un altro affresco che si trovava presso l’ospedale Santo Spirito.

Sempre all’interno sono presenti altre opere d’arte che erano inserite in precedenza nella Chiesa di San Michele Arcangelo ai Corridori (detta anche S.Angelo ai Corridori). Questa Chiesa si trovava addossata al Passetto di Borgo, nell’odierna Via della Traspontina. Anche per la sua costruzione bisogna tornare indietro nei secoli: infatti la posa della prima pietra è legata all’apparizione dell’Arcangelo Michele sulla Mole Adriana, evento che, secondo la tradizione, segnò la fine della pestilenza che aveva attanagliato Roma nel 590. Tre anni dopo, nel 593, la Chiesa venne edificata durante il pontificato di San Gregorio I Magno (Papa dal 590 al 604).

Urbano Cioccetti

On. Avv. Urbano Cioccetti

Anche questo edificio fu demolito, nel 1939, per il riassetto dei Borghi e per un certo periodo i confratelli della Confraternita di San Michele Arcangelo dovettero cercare ospitalità in altre chiese, tra le quali la Cappella del Crocifisso, all’interno di Castel Sant’Angelo, e l’Oratorio di Santa Maria in Traspontina. II trasferimento delle opere d’arte nella Nunziatina avvenne nel 1970 a seguito alla fusione dell’Arciconfraternita di Santo Spirito con quella di San Michele Arcangelo (quest’ultima secondo una tradizione ebbe origine intorno al 593) avvenuta il 2 giugno del 1969, con istrumento del Card. Angelo Dell’Acqua. In questo modo vedeva la luce la Venerabile Apostolica Arciconfraternita di Santo Spirito e San Michele Arcangelo nell’Oratoria della SS.Annunziata. Per completezza, va detto che la fusione della Confraternita di San Michele Arcangelo con quella di Santo Spirito si realizzò anche grazie al contributo dell’ On. Avv. Urbano Cioccetti, Presidente della San Michele Arcangelo, del marchese Giovanni Battista Sacchetti, confratello della San Michele Arcangelo e Guardiano Nobile della Confraternita del Santo Spirito, e dell’allora monsignor Fiorenzo Angelini, oggi cardinale e primicerio della Venerabile Arciconfraternita.

Giovanni Battista Sacchetti

marchese Giovanni Battista Sacchetti

Tornando all’Arciconfraternita di San Michele Arcangelo, per secoli aveva svolto attività caritatevoli e dopo la demolizione del ’39 i confratelli avevano ottenuto un indennizzo in denaro, ma – come detto – erano rimasti privi di un luogo di culto.
Le opere d’arte trasferite dalla Chiesa di San Michele Arcangelo alla Nunziatina sono una scultura in bronzo di San Michele posta nella chiesa entrando sulla destra, opera di Albert Lefeuvre; affreschi quali la “Madonna del Latte col Bambino” di Antoniazzo Romano, per la quale i confratelli di San Michele Arcangelo avevano ottenuto da Leone XIII di venerarla col titolo di “Refugium peccatorum”, coronata l’otto dicembre 1926, e “L’Apparizione dell’Arcangelo Michele sull’Alto del Castello” di Giovan Battista Montano (1535-1592), entrambi sul lato sinistro dell’Oratorio.

Inoltre, parte del patrimonio dell’Opera Pia San Michele Arcangelo ai Corridori di Borgo (un ente morale costituito all’interno della Confraternita di San Michele) venne concesso per decorare l’Oratorio di Santa Maria Annunziata con un altare “coram populo” utilizzando i marmi della Chiesa di San Michele Arcangelo.

Le stazioni della Via Crucis, ad acquarello, sono della fine del ‘700 e vennero ivi collocate nel 1970 al posto di grandi riquadri di marmo che riportavano i nomi degli ascritti alla Confraternita di S.Spirito.

Nel corridoio della sacrestia dell’Oratorio di Santa Maria Annunziata sono murate numerose lapidi marmoree; tra queste quella del notaio Eugenio, in lode del figlio Boezio e della moglie Argenta, e quella dedicata al canonico Vincenzo Guerrieri di Ripatransone, mentre nella sacrestia si trova un quadro raffigurante il Cristo; sulla base della cornice della tela si legge: “Alessandro Depoletti 1857”. Da questi ambienti si accede, attraverso una stretta scala a chiocciola che percorre tre piani (sui pianerottoli della quale si incontrano documenti dell’Opera Pia San Michele Arcangelo, una grossa croce binata dell’ordine di Santo Spirito e due “lanterne” che accompagnavano in processione la Croce), a piccoli appartamenti. In una delle stanze, è stato collocato gran parte dell’archivio storico dell’Arciconfraternita di Santo Spirito e dell’Opera Pia San Michele Arcangelo. Vi si trova anche una grande tela, delle dimensioni di un grande arazzo, raffigurante su di un lato l’immagine della Vergine con gli Apostoli e sull’altro la figura del Papa nell’atto di ricevere in dono l’ospedale di Santo Spirito.

Da questo piano si accede alla terrazza superiore dalla quale si gode di una vista incomparabile tra l’antico rione Ponte, le “vittorie” di Ponte Vittorio Emanuele II ed il Tevere che scorre lento, muto testimone della millenaria storia della Città Eterna e con essa dell’Oratorio di Santa Maria Annunziata.

Tra gli ultimi interventi sull’Oratorio si registrano quelli del 1971, quando l’interno della Chiesa venne tinteggiato con colori il più possibile vicini a quelli precedenti (il colore venne individuato a seguito di un attento studio sugli strati di tinta riscontrati sulle pareti). Anche l’attuale altare, che poggia su di un piano rialzato, è del ’71 : il piano dell’altare è sorretto centralmente da due capitelli provenienti dalla Chiesa di San Michele Arcangelo. Fu inoltre realizzata la nicchia dove si trova il dipinto della Madonna della Salute e venne collocata, sulla parete di sinistra, la lunetta sulla quale è raffigurata l’apparizione dell’Angelo sul Castello.

La Via Crucis trovò l’attuale sistemazione e vennero sostituiti i banchi ed il confessionale, dopo esser stati disegnati appositamente per la Chiesa. Vennero anche messi a punto i nuovi impianti di illuminazione e riscaldamento.

Va ricordato che i lavori realizzati a partire dal 1971 sono stati progettati ed eseguiti sotto la direzione dell’architetto Antonio Giulio Ciocci, attuale Presidente Guardiano dell’Arciconfraternita.

L’ultimo intervento è il recupero, restauro e tinteggiatura della facciata. I lavori, che si sono svolti sotto la direzione degli architetti Giovanni Belardi e Sergio Anzivino, della Sovrintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici di Roma, erano inseriti nel più ampio progetto relativo al Giubileo del 2000 ed hanno contribuito a restituire maggiore decoro alla Nunziatina ed a preservarla per il futuro. Ed a proposito di futuro, negli ultimi anni  si  sono  sviluppate  ulteriori iniziative tese alla valorizzazione della Chiesa e dell’Arciconfraternita che vi ha sede, in particolare, per quanto riguarda l’attività dell’Arcicofraternita, un’iniziativa meritoria è stata quella del Presidente Guardiano, l’onorevole Carlo Alberto Ciocci (1932 – 2007), che ha ripristinato l’antico abito dei confratelli ispirandosi in parte a quello che fu dei confratelli della San Michele Arcangelo ed in parte a quello dell’Arciconfraternita di Santo Spirito in Sassia. Quest’ultimo è dettagliatamente riportato nella Costituzione della stessa arciconfraternita, già citata e datata 1885, al capitolo XX (Dell’abito a sacco dei fratelli), che si riporta integralmente: “Perché è molto conveniente che i fratelli della nostra Arciconfraternita, siccome debbono essere di un istesso volere per quanto porta il servizio di essa, così anco vestano tutti il medesimo abito senza differenza alcuna, acciò chiaramente si veda che essi sono fratelli in Cristo congiunti per mezzo della Carità; però dovranno tutti vestire di sacco di tela turchina semplice senza alcun lavoro o ricamo, dovranno cingere un cordone del medesimo colore con nodi simili a quelli del cordone di San Francesco, e porteranno nel petto dalla parte sinistra segno di raso nero di forma ovata con la croce di Santo Spirito di raso bianco, nel mezzo sopra la croce di Spirito Santo in forma di bianca colomba, i quali dovranno tutti essere conformi né si potranno mai mutare in altra forma né alterare in altra parte da qualsivoglia persona”.

Oltre al ripristino dell’abito, va segnalato che recentemente il Presidente Guardiano, CarloAbito Confratelli Alberto Ciocci, ha sottoposto alla Congregazione Generale il progetto di ripristinare, dopo tanti anni, l’assistenza volontaria dei Confratelli ai malati ricoverati nel vicino Ospedale Santo Spirito.
Nel corso del 2001, poi, è stato bandito, come già accaduto per gli anni precedenti, un concorso per l’assegnazione di borse di studio a favore di studenti in stato di bisogno delle scuole medie e superiori. Con tale iniziativa ad alcuni ragazzi è stata assicurata la possibilità di proseguire gli studi.
Sempre in merito alle iniziative che hanno visto la luce negli ultimi anni, l’Arciconfraternita di Santo Spirito in Sassia e San Michele Arcangelo assiste, mediante sussidi e contributi, alcune famiglie bisognose, soprattutto per quanto riguarda le spese sanitarie. Sempre in tema di sostegni finanziari, va anche segnalato che l’Arciconfraternita interviene in favore dei bambini della Missione di Igebu Igbo in Nigeria, delle Suore Francescane dell’Immacolata, e della Comboni School in Sudan, il cui responsabile è Padre Francesco Cazzaniga dei Padri Comboniani.

Carlo Alberto Ciocci

On. Dott. Carlo Alberto Ciocci

Sostenere con borse di studio ragazzi in stato di bisogno, aiutare alcune famiglie per le spese sanitarie, adoperarsi affinché ad alcune Missioni in Africa pervengano sostegni economici, sono segnali importanti di vitalità da parte dell’Arciconfraternita di Santo Spirito e San Michele Arcangelo. Una testimonianza che dimostra come nel libro dedicato alla vita dell’Oratorio di Santa Maria Annunziata ed all’Arciconfraternita che vi opera sia ancora lontano il capitolo dedicato alla fine.
Un’ultima annotazione: con la Convenzione sottoscritta l’8 dicembre del 1997 l’assistenza religiosa presso l’Oratorio di Santa Maria Annunziata è oggi affidata alla Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata. In precedenza, per ben quaranta anni, l’assistenza religiosa era stata affidata ai Padri Dehoniani; tra questi ricordiamo Padre Sebastiano Zampogna, Padre Aurelio Boschini e Padre Crippa.