Ordine ospitaliero e Confraternita di S.Spirito

Santo Spirito in Sassia

Santo Spirito in Sassia

Il motivo per riandare a queste antiche memorie è quello che, dovendo parlare della Chiesa di S. Maria Annunziata (volgarmente chiamata l’Annunziatina, Nunziatina, Annunziatella) in Borgo, per distinguerla da altre in altre zone e suburbio di Roma, non si può prescindere dal rievocare le vicende della Confraternita di S. Spirito, che officiava la chiesa, e che a sua volta ci obbliga a spostare l’obiettivo sull’origine dell’Ordine Ospitaliero di S. Spirito.

In Francia, ad iniziativa di Guido (morto a Roma nella primavera del 1208) figlio di Guglielmo, Signore di Montpellier, sorse quest’Ordine allo scopo precipuo di sovvenire alle necessità dei poveri e dei sofferenti, attraverso la pratica delle opere di misericordia.

« La prima fondazione si sviluppò presso le mure cittadine, a Pyla-Saint-Gely, nel punto ove un piccolo corso d’acqua, denominato Verdanson, attraversa la grande arteria stradale che conduce a Nîmes » (A. Canezza, Liber Regulae hospitalis S. Spiritus in Saxia de Urbe, 1935 p. 3. — Il testo del Liber Regulae, pubblicato a Milano nel 1947 con 61 facsimili di tavole, presenta, insieme a una relazione storica, un vasto commento di A. F. La Cava, con una dotta prefazione di A. Pazzini, professore di storia della medicina, che traccia un breve, ma dotto panorama delle opere di carità esercitate nei primissimi monasteri e cenobi).

E  poiché  in  un  documento  del  dicembre   1174  Guido  figura come Frate e Maestro, si può arguire che già da prima l’Ordine fosse stato costituito.

Negli anni successivi si hanno notizie di fondazioni di Case Ospitaliere di S. Spirito in altre città della Francia, nonché di quelle che risultano esistenti in  Roma.

Guido di Montpellier, mosso da compassione verso le sofferenze degli ammalati, nell’istituire l’Ordine, aveva ideato che nelle Case Ospitaliere (altra primitiva realizzazione di «ospedali») fossero presenti donne pie e servizievoli (le future « sorores », suore) che, animate dai loro femminili sentimenti di generosa dedizione, si consacrassero all’assistenza dei ricoverati.

Volle inoltre che l’Ordine fosse affiancato da una speciale comunità di uomini specificatamente dedicati a questi compiti caritativi-assistenziali: sorsero così le Confraternite di S. Spirito, le quali dovevano sorgere dovunque vi fosse un Ricovero, una Casa Ospitaliera (Ospedale), un Eremitorio, una Chiesa e che dovevano provvedere a costruire un Ospizio o un Oratorio allo scopo di esercitare la beneficenza e l’assistenza, diciamo così, infermieristica, unitamente agli esercizi di pietà e di culto.

Nel « Liber Regulae » è rappresentata, attraverso pregevoli miniature, l’opera che prestavano i « frati » e le « suore » nell’Ospedale romano di S. Spirito. Guido aveva ordinato che ogni settimana i religiosi percorressero la città alla ricerca di infermi abbandonati, e pertanto una miniatura riproduce la scena di un infelice che un frate, aiutato da una suora, depone con cura in una carriola, fregiata con gli stemmi di S. Spirito; un altro religioso assiste il malato, che viene portato alla porta dell’ospedale. In un’altra illustrazione si vede l’infermo che riceve i conforti spirituali, mentre sullo sfondo della scena due malati giacciono in due letti separati col capo coperto da berretti simili a quelli attuali. Un reparto speciale era fissato per i nobili e la regola ordina di servirli con rispetto:  reverenter.

E’ anche rappresentata una donna prossima al parto che viene presa per mano da una suora, mentre è indicato l’allattamento, dopo il quale il neonato dorme tranquillo in una culla nella sua forma più originale.

Non sono dimenticate le donne traviate, con l’intento di realizzare una riforma dei costumi, che fu una delle aspirazioni di papa Innocenzo III.

A un gruppo di cortigiane un religioso a mani giunte sembra rivolgere loro una pia esortazione e una di esse, pure con le mani giunte, sembra compunta, mentre una compagna, a braccia conserte, non pare molto convinta. (A. Canezza, o. e, p. 8-9).

Ruota degli Esposti

Ruota degli Esposti

Innocenzo III, nella Bolla di approvazione dell’Ordine del 23 aprile 1198 (P. De Angelis, o. e, p. 41) si esprime in termini elogiativi nei riguardi dell’Ordine, mettendo in risalto le benemerenze della Casa, ossia ospedale, di S. Spirito « che il nostro diletto figlio, Frate Guido, ha fondato in Montpellier » e conferma in S. Maria al di là del Tevere (che presumibilmente è da ritenersi la Chiesa di S. Maria in Sassia) dov’era prima la « Schola Saxonum », la Casa Ospitaliera, la quale, tramite l’interessamento e l’assistenza della Confraternita di S. Spirito — che pertanto vanta la sua origine dal 1198 per disposizione di Innocenzo III — provvedeva al ricovero degli infermi, dei bisognosi e soprattutto dei bambini abbandonati: quasi alla metà del lato dell’attuale Ospedale di S. Spirito che dà sulla Via di Borgo S. Spirito si può ancora vedere la « ruota » girevole entro la quale le madri disgraziate, volendo conservare l’anonimato, deponevano i neonati di cui volevano sbarazzarsi, invece di buttarli nel Tevere, onde «è nota la leggenda del sogno di Innocenzo III che vide le reti dei pescatori tirar su dalle acque del fiume decine e decine di quei corpicini senza vita» (Giornale d’Italia, 17 maggio 1972). La cosa è il soggetto di un affresco sito in un’aula del Palazzo di S. Spirito in cui si vede il papa che rimane commosso dalla vista di bambini annegati nel Tevere (illustrazione Vaticana, 1937, pag. 169).

Si è accennato alla « Schola Saxonum »: era questa una istituzione risalente al secolo VII per l’assistenza religiosa e materiale dei pellegrini che dalla Britannia, popolata allora da Angli e « Sassoni », erano soliti venire a Roma per venerarvi i luoghi santi, dopo essere stati evangelizzati dal benedettino Agostino, poi primo vescovo d’Inghilterra a Canterbury, dove morì nel 604 (A. Saba, Storia della Chiesa, vol. I, 1945, p. 458-9).

Questi « Sassoni » avevano preso dimora in prossimità di S. Pietro nel quartiere che si denominò « Vicus Saxonum », nome che poi restò ad indicare il rione «Borgo» (Liber Pontificalis, o. e, II, p. 47, 116), e officiavano la Chiesa di S. Maria in Sassia, che poi diventerà S. Spirito in Sassia.